Ilona Sābera – portfolio

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Le sofferenze di un ingegnere

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“Devo ricevere tutti i dati,” ragionava  l’ingegnere. “Il sistema produrrà l’output dopo aver ricevuto tutto l’input necessario.” L’unico fatto che provocava il dubbio era la non conoscenza della modalità negativa o positiva del risultato. Ma siccome l’assioma “non si capisce mai nulla quando parla una donna” era irreversibile anche in questo caso, decidere l’azione seguente dopo aver ricevuto tutto l’input e concludere il ciclo del sistema, rimaneva un ostacolo metodologicamente disturbante.

“Mi passerà, mi passerà,”  ripeteva l’ingegnere nel silenzio dello studio e s’inventava un mantra che non si subordinasse alle strutture razionali della scienza. Pretendeva, in questo modo, di essere abbastanza maturo e ragionevole, in grado di superare l’ostacolo che nel tempo aveva prodotto un effetto laterale di stand by devastante, disabilitiando il ritorno alle impostazioni by default.

L’ingegnere aveva appena compiuto 30 anni e pensava di non aver più alcuna difficoltà nel fare le proprie scelte. E’ sempre stato lui che osservando e sperimentando riusciva a definire le leggi di causalità. E  sempre lui che guidava le scelte degli altri.  Solo in questo caso, non essendo capace di applicare le verità presupposte, si sentiva privo d’azione. Il sentimento assomigliava a un terrore morale ed era provocato dalla distanza.Lei dice che deve tornare per parlarmi. Ma non si può pretendere di tenere una persona in uno stato di stand by!” la perdita dell’autocontrollo aveva tratti di un metalinguaggio emozionato.

Durante le conversazioni,  l’ingegnere  faceva sempre meccanicamente delle ipotesi sulle conclusioni dell’interlocutore. “Ah, no?” un sorriso tranquillo con lo scopo di approfondire le nuove cause appena scoperte, appariva sulla faccia dell’ingeniere quelle pochissime volte quando capitava di falsificare l’ipotesi. Questa volta l’imprevedibilità delle conseguenze e la privazione del proprio movimento cominciavano a sembrare insopportabili. “Non riesco a fare niente,” con l’ultimo sforzo cercava di giustificarsi l’ ingegnere al terzo elemento del simulacro di un triangolo immaginario.

E ora, caro lettore empirico, hai tu la possibilità di partecipare nel percorso generativo (questa volta – generico) del senso! Ti chiedo di esprimere i tuoi desideri e di immaginare dei percorsi narrativi possibili che potrebbe compiere il nostro ingegnere. E chissa, magari con il nostro aiuto avrà successo?

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