Ilona Sābera – portfolio

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Da Damasco a Bologna, le rivolte dividono la comunità siriana

Pubblicato su Redattore Sociale

Logo Redattore socialeQuasi tutti sono arrivati in città per studiare all’Alma Mater, e nel tempo hanno messo su famiglia. Ma ora le tensioni in Siria si ripercuotono anche su di loro, fra minacce, incomprensioni, e la paura di trovarsi di fronte a degli informatori del regime

BOLOGNA – Una comunità spaccata a metà, divisa fra chi sostiene il presidente Bashar al Assad e chi parteggia per le rivolte, separata da minacce, incomprensioni e anche dalla paura di trovarsi di fronte a informatori del regime. Il conflitto interno al Paese si fa sentire anche qui, e spezza i legami di quella che fino a poco tempo fa era una comunità molto unita. “La comunità siriana a Bologna è cambiata, prima eravamo molto uniti, facevamo spesso cene insieme”, spiega Mustafa Tafache, in Italia dal 1963. “Ora invece tutto è cambiato: io stesso ho rotto ogni rapporto con un mio amico che ha negato l’autenticità della rivolta”. Continue reading


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Fra i siriani d’Italia lo scontro si sposta sul web

Pubblicato su Redattore Sociale

BOLOGNA – Mentre in Siria continuano gli scontri fra esercito e oppositori del regime, tra le comunità siriane all’estero il clima conflittuale è tutto on line. Internet, e Facebook in particolare, è lo spazio dove lo scontro politico è più evidente. Sul social network ci sono vari gruppi in lingua italiana contro e pro regime: gli utenti postano video amatoriali non verificabili di violenza da entambe le parti. “Una guerra dei video,” dice Enrico de Angelis, ricercatore in comunicazione politica internazionale ed esperto della Siria. “La polarizzazione e radicalizzazione del dibattito, insieme alla violenza verbale sul web, dimostrano che le persone hanno paura dell’instabilità ancora più che della repressione e della corruzione. In una società come quella siriana divisa tra diversi gruppi etnici e religiosi, un’informazione dispersa in rete può finire per accentuare le differenze, generando confusione e paura”. Continue reading


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Disturbi alimentari: “Anche i genitori hanno un ruolo nel trattamento”

Pubblicato su Redattore Sociale

Logo Redattore socialeBOLOGNA – Non si porta dentro il cibo. Non si parla di cibo. Non si guarda nel piatto dell’altro. La merenda va consumata sempre. Dopo i pasti si sta seduti 20 minuti. Non si studia. Sono alcune delle regole da rispettare all’interno del Day Hospital, un centro diurno per i pazienti con disturbi alimentari dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi a Bologna che negli ultimi 10 anni ha accolto 1.251 persone.

I pazienti, per la maggior parte ragazze (solo 16 i maschi) spesso molto intelligenti, brave negli studi e con una grande forza e autocontrollo, arrivano dopo che i famigliari notano il rifiuto di mangiare. I genitori hanno un ruolo importante nel trattamento della malattia, perché anche le dinamiche familiari sono una delle sue principali cause. Continue reading


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Anoressia, la psicologa: “Il rifiuto del cibo esprime la violenza familiare”

Pubblicato su Redattore Sociale

Logo Redattore socialeDifficili rapporti familiari, desiderio di approvazione da parte degli altri e la rappresentazione del corpo fatto dai media sono tra le principali cause dei disturbi alimentari. In aumento anche la vigoressia maschile.

BOLOGNA – Le cause dei disturbi alimentari (anoressia, bulimia e vigoressia) sono sia psicologiche, da ricercare in famiglia, che sociali, il desiderio di approvazione da parte degli altri, a cui si aggiungono quelle derivanti dai media (attraverso la pubblicità, la rappresentazione del corpo ma anche attraverso i blog e le comunità on line in cui le ragazze si confrontano). “Il rifiuto del cibo è solo il sintomo e il mezzo per esprimere la violenza familiare, emotiva” spiega Simona Banni, psicoterapeuta del Centro Jonas di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi di Bologna. I disturbi alimentari non esistevano fino a 20 anni fa. Anche i ruoli dei genitori sono cambiati nel tempo. Secondo Banni, dalla madre assessuata (“casalinga”) e dal padre “padrone” si è passati alla madre “narcisista” e al padre “amante”. La madre e il padre hanno anche il compito di trasmettere e insegnare la sessualità alla propria figlia e al proprio figlio, ma la loro incapacità di farlo può influire sui disturbi alimentari dei figli stessi. Continue reading


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Famiglie ucraine di Bologna: incontro in chiesa e difficoltà del ritorno psicologico

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Logo Redattore socialeC’è un angolo di Ucraina nel cuore di Bologna. È la chiesa di San Michele dei Leprosetti, in pieno centro storico: qui si incontrano ogni domenica circa 400 persone, soprattutto donne, per partecipare alla messa in rito greco-cattolico, ma anche per passare un po’ di tempo fra connazionali. “Quando si oltrepassa la soglia della chiesa, sembra di non essere in Italia” dice padre Andriy Zhyburskyy, il sacerdote rettore di San Michele.

“La maggior parte degli immigrati ucraini sono credenti. Alcune donne vengono qui alle 8 di mattina ogni domenica e rimangono fino alle 7 di sera. Tutti qui sono ucraini, preparano il tè, mangiano i piatti tipici”, spiega il rettore. La chiesa non è solo un luogo di culto, ma un posto attorno a cui ruota la vita sociale della comunità: qui si può ricevere sostegno e ascolto, trovare lavoro, educare i propri figli e celebrare insieme sia le feste religiose che quelle laiche, come il giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina (il 24 agosto). Nella chiesa di San Michele ci sono anche una biblioteca e una libreria. “Ma non vogliamo creare un muro”, sottolinea padre Zhyburskyy: “Noi siamo parte integrante di Bologna”. Continue reading


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Radiodervish, la colonna sonora di un incontro

Pubblicato su Assaman

“Mettere tra parentesi per un po’ il proprio mondo per ascoltare il mondo dell’altro, offrirsi all’essere esplorati e all’esplorare se stessi”: questo è il motto di Radiodervish, il gruppo musicale fondato da Nabil Salmeh e Michele Lobaccaro. Nella loro musica creano un linguaggio sperimentale che congiunge diversi orizzonti sonori del Mediterraneo. Arabo, italiano, inglese, francese e spagnolo sono le lingue che alternano nei testi poetici cantati.

L’immigrazione è il tema centrale non solo della loro musica ma anche della loro esperienza vissuta in prima persona: Nabil è di origini palestinesi, è nato in Libano e vive in Italia, Michele invece è di origini pugliesi, è nato a Ventimiglia e poi è tornato in Puglia. Ma i musicisti non cercano la chiusura delle radici che si può trovare nelle loro piccole terre di provenienza. Al contrario, credono nel potere creativo dell’incontro. Secondo i Radiodervish un linguaggio culturale universale che unisca i popoli sarebbe una soluzione anche ai conflitti politici. Nell’Italia di oggi è ancora più importante rendersi conto della realtà del fenomeno dell’immigrazione e scoprire quali possano essere le sue potenzialità, che spesso non vengono correttamente rappresentate nello spazio dell’informazione.

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