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Disturbi alimentari: “Anche i genitori hanno un ruolo nel trattamento”

Pubblicato su Redattore Sociale

Logo Redattore socialeBOLOGNA – Non si porta dentro il cibo. Non si parla di cibo. Non si guarda nel piatto dell’altro. La merenda va consumata sempre. Dopo i pasti si sta seduti 20 minuti. Non si studia. Sono alcune delle regole da rispettare all’interno del Day Hospital, un centro diurno per i pazienti con disturbi alimentari dell’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi a Bologna che negli ultimi 10 anni ha accolto 1.251 persone.

I pazienti, per la maggior parte ragazze (solo 16 i maschi) spesso molto intelligenti, brave negli studi e con una grande forza e autocontrollo, arrivano dopo che i famigliari notano il rifiuto di mangiare. I genitori hanno un ruolo importante nel trattamento della malattia, perché anche le dinamiche familiari sono una delle sue principali cause. Continue reading


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Anoressia, la psicologa: “Il rifiuto del cibo esprime la violenza familiare”

Pubblicato su Redattore Sociale

Logo Redattore socialeDifficili rapporti familiari, desiderio di approvazione da parte degli altri e la rappresentazione del corpo fatto dai media sono tra le principali cause dei disturbi alimentari. In aumento anche la vigoressia maschile.

BOLOGNA – Le cause dei disturbi alimentari (anoressia, bulimia e vigoressia) sono sia psicologiche, da ricercare in famiglia, che sociali, il desiderio di approvazione da parte degli altri, a cui si aggiungono quelle derivanti dai media (attraverso la pubblicità, la rappresentazione del corpo ma anche attraverso i blog e le comunità on line in cui le ragazze si confrontano). “Il rifiuto del cibo è solo il sintomo e il mezzo per esprimere la violenza familiare, emotiva” spiega Simona Banni, psicoterapeuta del Centro Jonas di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi di Bologna. I disturbi alimentari non esistevano fino a 20 anni fa. Anche i ruoli dei genitori sono cambiati nel tempo. Secondo Banni, dalla madre assessuata (“casalinga”) e dal padre “padrone” si è passati alla madre “narcisista” e al padre “amante”. La madre e il padre hanno anche il compito di trasmettere e insegnare la sessualità alla propria figlia e al proprio figlio, ma la loro incapacità di farlo può influire sui disturbi alimentari dei figli stessi. Continue reading