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Immigrati, per favore, non lasciateci da soli con gli italiani

Pubblicato su Festival Internazionale del Giornalismo

“C’è spazio per il miglioramento,” il distacco del linguaggio burocratico di un rappresentante di Frontex (agenzia dell’Unione Europea per coordinare le frontiere e la sicurezza) crea contrasto con le storie personali degli immigranti illegali sulla violenza nel corso del viaggio in Italia nel documentario del regista etiope Dagmawi Yimer Come un uomo sulla terra. Lo scopo di molti è raggiungere Italia, un paese di benessere e democrazia, dove i diritti umani vanno rispettati ed esiste la libertà di parola. Ma come mai questo paese può assistere alla vendita degli schiavi e traffico umano tramite gli accordi internazionali?

Il viaggio per raggiungere il punto di partenza per Italia – Tripoli dall’Etiopia può durare diversi anni. “Nessuno sapeva che ci stava per succedere,” dice D. Yimer, che ha lasciato casa senza avvisare proprio padre. A pagamento ai contrabbandieri libici, le persone vengono trasportate negli furgoni sovraccaricati e nelle condizioni disumane viene attraversato il deserto di Sahara. Una grande parte degli immigranti dopo l’arrivo in Libia viene arrestata e deportata in dietro – nei prigioni di Kufrah (Libia). Il viaggio nel deserto è una prova di sopravivenza che procede negli conteiner chiusi dove manca l’acqua, l’aria e il bagno. Quelli che sopravvivono sono destinati a passare mesi nelle celle di prigioni affollati, essere picchiati, umiliati e le donne vengono stuprate dalla parte della polizia libica. Poi le persone sono vendute agli intermediari che devono portarli verso il Mediterraneo un’altra volta. Ma all’arrivo l’arresto può ripetersi e il ritorno ai prigioni è irreversibile. Continue reading